PESCARA: ore 9:50
La quarantanovesima tappa
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Siamo arrivati stanotte
accolti, nonostante l'arrivo alle 24, da una cinquantina di militanti
che ci hanno aspettato per una improvvisata pizzata collettiva.
Alle 9:00 di mattina
comincia il brevissimo appuntamento "ufficiale" con Pescara, arriviamo
con Romano Prodi e con Giovanni Procacci nell'atrio pieno di gente
della stazione nuova. Gli amici di Pescara si scusano per l'ambiente
ristretto (stiamo parlando dell'atrio centrale della stazione, pieno
di amici e di bandiere nonostante l'ora domenicale).
Respingiamo con danni
limitati l'assalto della prima ondata di giornalisti, telecamere,
militanti e simpatizzanti, curiosi e qualche passeggero mattutino.
C'e' giusto il tempo
per fermarsi qualche minuto su un pianerottolo delle scale che portano
ai binari sopraelevati e, da li, salutare e dire qualche parola.
Ha poco tempo ma parte
da lontano:
<E' da quattro anni
che non passo da Pescara. L'ultima volta in cui sono stato qui era
nel '95, quando iniziammo quella che a molti all'inizio parve una
incomprensibile avventura. Quella volta, eravamo in pullman e non
in treno, non ci davano molte probabilita' di vincere…
Ma abbiamo costruito
una coalizione unitaria e compatta e abbiamo vinto le ultime elezioni
politiche.
In due anni e mezzo di
governo credo che abbiamo fatto un buon lavoro. Con questo governo
siamo riusciti a raggiungere un altro obiettivo inimmaginabile pochi
anni fa: l'Italia ha intrapreso la strada del risanamento dell'Economia
ed e' entrata nell'Europa dell'Euro. 350 milioni di persone che
rappresentano la piu' grande entita'
socioeconomica del mondo
occidentale.
Questa Europa non deve
essere solo una unione monetaria ma anche politica. L'Europa non
e' riuscita ad evitare la guerra in Kosovo ma ha posto le condizioni,
col vertice di Colonia, perche' si potesse raggiungere la pace.
Questo dimostra l'importanza
della creazione di una Europa politica compenetrata all'Unione economica.
Dopo il 13 giugno dobbiamo
ricominciare la nostra opera di ricostruzione, e dobbiamo ricominciarla
proprio in Europa.
Qui – continua Prodi
– siamo sull’Adriatico, e qui io voglio parlare della cosa piu'
importante in questo momento: la pace. Questa guerra e' iniziata
nell’impotenza dell’Europa. La mediazione russa non e' bastata,
e solo quando e' intervenuta la mediazione europea, solo in quel
momento si e' potuta ottenere la pace>.
Partono gli applausi,
intervallati degli annunci dei treni in arrivo e in partenza. Fanno
segno al professore che mancano pochi minuti ma lui ha ancora qualcosa
da dire:
<Ricordiamoci che
in Europa, abbiamo avuto due intere generazioni che hanno vissuto
in pace. Non abbiamo dovuto vedere i nostri ragazzi partire per
la guerra, non abbiamo dovuto costruire quegli orribili cippi con
file interminabili di nomi. Questa e' l'Europa in cui viviamo, questa
e' l'Europa che dobbiamo difendere, questa e' l'Europa che dobbiamo
fare crescere.>
E qui il professore deve
proprio scappare, non senza un po’ di commozione da parte dei pescaresi,
sale le scale accompagnato dall'equipaggio ma poi gli applausi lo
costringono a tornare giu' a ringraziare di nuovo i presenti.
A questo punto, un nuovo
dietro front e, mentre raggiunge il primo binario scarta di nuovo,
scombussolando definitivamente la scorta, per stringere le mani
dei ferrovieri nella sala scambi.
Alla fine riusciamo a
farlo salire sul treno nonostante la calca e possiamo partire. Oggi
sara' con noi fino alla manifestazione finale di Bari insieme con
Procacci che e' gia' un veterano del treno.
Lungo il percorso imbarcheremo
anche Antonio di Pietro, capolista per la circoscrizione sud Italia.