La cultura risorsa
per l’Europa
"Un patto per il nuovo millennio"
Sbandieratori, trampolieri
e rullio di tamburi: ma dove siamo capitati ?
A scortare l'Asinello
lungo corso Vannucci e' arrivato un corteo colorato e festante.
Siamo arrivati alle 17:10
quando approda a Perugia con il treno dei Democratici il presidente,
il professore, insomma: Romano. L'occasione e' un convegno sulla
cultura come risorsa per l'Europa; a lui si aggiungono Lucio Villari,
Antonio Paolucci e persino un premio Oscar, Vincenzo Cerami.
Certo che e' bella Perugia
sotto il sole di fine pomeriggio, ancora piu' bella la fontana della
piazza centrale e la Sala dei Notari a Palazzo dei Priori. E' qui
che si parla di cultura ma si entra a fatica tanta e' la gente.
Prodi parla di cultura
come di una risorsa, descrive l'Europa come l'unione di tante esperienze
e di tante lingue, cita Spielberg e George Hume secondo cui "Solo
l'Europa unita e' un modello di pace."
"E' l'Europa infatti
l'unica ricetta che puo' portare la pace nei Balcani.
Il problema dei Balcani
e' con noi da sette secoli; non e' mai stato risolto perche' e'
sempre stato affrontato con un criterio di sopraffazione. Adesso
per la prima volta nella storia si puo' offrire una soluzione definitiva
anche se in modo graduale e in un tempo non immediato.
La soluzione e' la partecipazione
dei Balcani all'Europa."
Gia', l'Europa: quindici
paesi con undici lingue diverse. "Questo incrocio, questo crogiuolo,
e' ancora piu' complicato della creazione degli Stati Uniti. E'
bellissimo il fatto che gli USA seguano questo processo con curiosita'
e, all'inizio, scetticismo perche' la loro convinzione era che gli
europei non erano riusciti a creare l'Euro."
Interviene Francesco
Rutelli che parla della sfida dei Democratici:
"Come fare della cultura
e del turismo un asse importante del nostro sviluppo economico.
Va da se il riferimento al Giubileo. " Stiamo lavorando in modo
molto serio perche' i ventinove milioni di visitatori previsti siano
il meno possibile una forma di turismo mordi e fuggi ma diventino
ambasciatori nel loro paese della cultura italiana."
Passa la parola a Vincenzo
Cerami:
"Capita raramente di
parlare accanto a una persona che le cose le fa: Prodi. Non c'e'
niente di piu' astratto della cultura. Che cos'e' la cultura per
chi non la vive in modo istituzionale ?
La mia memoria di ragazzo
mi suggerisce le parole di Antonio Gramsci "La cultura e' qualcosa
che riguarda tutti, la cultura e' quando ognuno di noi puo' porsi
delle domande e fare delle scelte".
In Italia la cultura
unitaria non c'e' mai stata, la gente non si e' alfabetizzata attraverso
la scuole a le lettura, ma attraverso la televisione. Ecco perche'
il nostro paese ha un basso quoziente di lettori. Io ho vissuto
il passaggio fra una realta' contadina che ha sempre avuto una sua
cultura e una realta' piccoloborghese che ha fatto suo tutto quanto
rimaneva della societa' contadina. Negli anni 50-60 siamo passati
da popolo a massa. Ovvero siamo cambiati. Ci sono la societa' di
massa e la societa' di popolo. Nella seconda non si faceva altro
che apprendere dai nostri genitori, quindi vi era una cronologia
pedagogica. Nella prima, coll'esplosione dei segni, si e' persa
quella pedagogia e noi oggi non possiamo dire granche' ai nostri
ragazzi.
Siamo quindi costretti
a cercarci dei frammenti di verita' appresi atomizzando la nostra
cultura. A mio parere c'e' una forma di regressione nel generare
la propria identita' e c'e' quindi una patologia della cultura."