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20/07/07 - 19:53

Il treno de i DEMOCRATICI
per l'Europa che vogliamo
1 Giugno 1999, Perugia

La cultura risorsa per l’Europa
"Un patto per il nuovo millennio"

Sbandieratori, trampolieri e rullio di tamburi: ma dove siamo capitati ?

A scortare l'Asinello lungo corso Vannucci e' arrivato un corteo colorato e festante.

Siamo arrivati alle 17:10 quando approda a Perugia con il treno dei Democratici il presidente, il professore, insomma: Romano. L'occasione e' un convegno sulla cultura come risorsa per l'Europa; a lui si aggiungono Lucio Villari, Antonio Paolucci e persino un premio Oscar, Vincenzo Cerami.

Certo che e' bella Perugia sotto il sole di fine pomeriggio, ancora piu' bella la fontana della piazza centrale e la Sala dei Notari a Palazzo dei Priori. E' qui che si parla di cultura ma si entra a fatica tanta e' la gente.

Prodi parla di cultura come di una risorsa, descrive l'Europa come l'unione di tante esperienze e di tante lingue, cita Spielberg e George Hume secondo cui "Solo l'Europa unita e' un modello di pace."

"E' l'Europa infatti l'unica ricetta che puo' portare la pace nei Balcani.

Il problema dei Balcani e' con noi da sette secoli; non e' mai stato risolto perche' e' sempre stato affrontato con un criterio di sopraffazione. Adesso per la prima volta nella storia si puo' offrire una soluzione definitiva anche se in modo graduale e in un tempo non immediato.

La soluzione e' la partecipazione dei Balcani all'Europa."

Gia', l'Europa: quindici paesi con undici lingue diverse. "Questo incrocio, questo crogiuolo, e' ancora piu' complicato della creazione degli Stati Uniti. E' bellissimo il fatto che gli USA seguano questo processo con curiosita' e, all'inizio, scetticismo perche' la loro convinzione era che gli europei non erano riusciti a creare l'Euro."

Interviene Francesco Rutelli che parla della sfida dei Democratici:

"Come fare della cultura e del turismo un asse importante del nostro sviluppo economico. Va da se il riferimento al Giubileo. " Stiamo lavorando in modo molto serio perche' i ventinove milioni di visitatori previsti siano il meno possibile una forma di turismo mordi e fuggi ma diventino ambasciatori nel loro paese della cultura italiana."

Passa la parola a Vincenzo Cerami:

"Capita raramente di parlare accanto a una persona che le cose le fa: Prodi. Non c'e' niente di piu' astratto della cultura. Che cos'e' la cultura per chi non la vive in modo istituzionale ?

La mia memoria di ragazzo mi suggerisce le parole di Antonio Gramsci "La cultura e' qualcosa che riguarda tutti, la cultura e' quando ognuno di noi puo' porsi delle domande e fare delle scelte".

In Italia la cultura unitaria non c'e' mai stata, la gente non si e' alfabetizzata attraverso la scuole a le lettura, ma attraverso la televisione. Ecco perche' il nostro paese ha un basso quoziente di lettori. Io ho vissuto il passaggio fra una realta' contadina che ha sempre avuto una sua cultura e una realta' piccoloborghese che ha fatto suo tutto quanto rimaneva della societa' contadina. Negli anni 50-60 siamo passati da popolo a massa. Ovvero siamo cambiati. Ci sono la societa' di massa e la societa' di popolo. Nella seconda non si faceva altro che apprendere dai nostri genitori, quindi vi era una cronologia pedagogica. Nella prima, coll'esplosione dei segni, si e' persa quella pedagogia e noi oggi non possiamo dire granche' ai nostri ragazzi.

Siamo quindi costretti a cercarci dei frammenti di verita' appresi atomizzando la nostra cultura. A mio parere c'e' una forma di regressione nel generare la propria identita' e c'e' quindi una patologia della cultura."