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20/07/07 - 19:53

Il treno de i DEMOCRATICI
per l'Europa che vogliamo
11 Giugno 1999
MILANO: ore 17:30
La settantesima tappa

Milano - Cenacolo

Ed ora siamo gia' in vista dei padiglioni della Stazione Centrale di Milano. A bordo l'equipaggio al completo. Fra gli altri: Romano Prodi , Massimo Cacciari, Antonio Di Pietro, Pierluigi Mantini, Paola Marzotto, Manuela Smecchia Sassoli De' Bianchi, Giacomo Marniga, Roberto De Cardona. Sono con noi anche Marina Magistrelli e Carlo Monaco.

Alla stazione centrale c'e' una invasione di militanti e curiosi mescolati alle telecamere italiane e straniere.

Una giornalista del Bild Zeitung, si affaccia al finestrino e chiede se in Italia e' sempre cosi'. Siamo troppo stanchi per indagare se ci sta prendendo in giro o se fa sul serio.

E' ora di fare un bilancio: il treno de ‘i Democratici per l’Europa che vogliamo’, dopo 12 giorni di viaggio per tutta l’Italia, ha percorso 5.000 chilometri in 70 tappe; il treno chiuderà la sua corsa proprio a Milano.

L’arrivo è previsto per le 17,28 e subito dopo, nella sala ‘reale’ della stazione centrale si svolgerà una conferenza stampa a cui parteciperanno anche esponenti dell’imprenditoria e del mondo della cultura milanese.

Dopo la breve conferenza stampa a cui partecipano anche esponenti dell’imprenditoria e del mondo della cultura milanese, partiamo per andare ala manifestazione che ci hanno organizzato i comitati politici elettorali milanesi.

In piazza della Scala, nonostante la pioggia intensa, ci sono 1200 persone ad aspettarci. C'e' anche la banda e un gruppo di acrobati che distribuiscono volantini.

Esordisce Giorgio Calo' che saluta tutti i partecipanti e introduce i candidati.

Dopo un saluto di Massimo Riva, prende la parola Antonio Di Pietro commentando l' invito di Massimo D'Alema a costituire un 'partito dei riformisti' nel solco del socialismo europeo:

<D'Alema tira legittimamente acqua al suo mulino. Fa bene. Pero' i riformisti europei non sono solo i

socialisti, dunque sbaglia quando vuole ricondurre tutto il riformismo nel solco del socialismo europeo. Detto questo - ha aggiunto - e' chiaro che bisogna costruire la 'casa' comune, non la 'cosa'''.

Solo il 14 giugno sapremo dire se l'impegno di D'Alema nel segno del riformismo e' un impegno serio oppure no''. Questione di rapporti di forza. Dunque anche D'Alema attende l'esito elettorale. L' Ulivo non ha bisogno di innesti; L'Ulivo ha bisogno che il 13 giugno gli elettori lo votino. Che votino le persone, e non le facce impomatate che si vedono davanti alle tv, magari di proprieta'. A noi interessa mandare in Europa persone che diano uno scossone per le riforme>.

Ed ora prende la parola il capolista Massimo Cacciari:

<E' necessario costruire una casa ex novo di tutti i riformisti, penso ad una federazione seria tra tradizioni e identita' politiche diverse e ad un tavolo comune per decidere un programma. Bisogna costruire la casa comune in Italia per poi cercare di trasportarla in Europa.

Ma nel fare questo e' necessario garantire le compatibilita' politiche rispetto alle diverse provenienze: <Ad esempio come e' pensabile che uno come Martinazzoli si iscriva ai socialisti europei? E perche' dovrebbe farlo?

Va bene parlare di riformismo, l' importante e' riempire questa parola di contenuti. Trovo che la proposta

di D'Alema, di collocare il riformismo nell' ambito del socialismo europeo, sia una proposta vecchia, che utilizza

parametri ottocenteschi per definire invece una cosa che deve essere totalmente nuova. E deve partire dai contenuti E' un errore considerare il socialismo in una chiave mitteleuropea-anglosassone, invece l'Europa nuova a cui guardiamo vede un'Italia che fa da ponte tra est e Mediterraneo>.

Livio Tamberi presidente uscente della Provincia di Milano viene a salutarci, ora si ricandida alla guida di una coalizione unitaria sostenuta da tutto il centro sinistra.

Conclude Romano Prodi:

<Siamo qui per ricostruire l' Ulivo come strumento di governo. L' Ulivo era nato come idea di coalizione per dare stabilita', e in quell' idea continuiamo a credere. Tant'e' vero che quando l' Ulivo e' venuto meno e' tornata l' instabilita'.

Dobbiamo ricostruirlo ma non pensando che una coalizione sia uno strumento solo per vincere le elezioni, ma per governare. I temi dell'Europa sono ormai piu' importanti per i cittadini che quelli di politica interna. Sempre piu' questioni rilevanti vengono decise a Bruxelles.

L'Europa ha dato un contributo determinante alla risoluzione del conflitto nel Kosovo; dopo sette secoli di sangue forse finalmente, proprio grazie all'Europa riusciremo a costruire una pace duratura nei Balcani. Ma tutto questo potra' realizzarsi solo se, accanto all'Europa della moneta unica, si realizzera' l'idea di un'Europa politica.>

Il treno si ferma qui. Domani mattina sara' virtualmente a Cagliari per la mainfestazione conclusiva nella circoscrizione "Isole" e poi, in serata, gran finale a Roma in Piazza Santi Apostoli, sottola nuova sede nazionale de "i Democratici".