MILANO: ore 17:30
La settantesima tappa
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Ed
ora siamo gia' in vista dei padiglioni della Stazione Centrale di
Milano. A bordo l'equipaggio al completo. Fra gli altri: Romano
Prodi , Massimo Cacciari, Antonio Di Pietro, Pierluigi Mantini,
Paola Marzotto, Manuela Smecchia Sassoli De' Bianchi, Giacomo Marniga,
Roberto De Cardona. Sono con noi anche Marina Magistrelli e Carlo
Monaco.
Alla stazione centrale
c'e' una invasione di militanti e curiosi mescolati alle telecamere
italiane e straniere.
Una giornalista del Bild
Zeitung, si affaccia al finestrino e chiede se in Italia e' sempre
cosi'. Siamo troppo stanchi per indagare se ci sta prendendo in
giro o se fa sul serio.
E' ora di fare un bilancio:
il treno de ‘i Democratici per l’Europa che vogliamo’, dopo 12 giorni
di viaggio per tutta l’Italia, ha percorso 5.000 chilometri in 70
tappe; il treno chiuderà la sua corsa proprio a Milano.
L’arrivo è previsto
per le 17,28 e subito dopo, nella sala ‘reale’ della stazione centrale
si svolgerà una conferenza stampa a cui parteciperanno anche
esponenti dell’imprenditoria e del mondo della cultura milanese.
Dopo la breve conferenza
stampa a cui partecipano anche esponenti dell’imprenditoria e del
mondo della cultura milanese, partiamo per andare ala manifestazione
che ci hanno organizzato i comitati politici elettorali milanesi.
In piazza della Scala,
nonostante la pioggia intensa, ci sono 1200 persone ad aspettarci.
C'e' anche la banda e un gruppo di acrobati che distribuiscono volantini.
Esordisce Giorgio Calo'
che saluta tutti i partecipanti e introduce i candidati.
Dopo un saluto di Massimo
Riva, prende la parola Antonio Di Pietro commentando l' invito di
Massimo D'Alema a costituire un 'partito dei riformisti' nel solco
del socialismo europeo:
<D'Alema tira legittimamente
acqua al suo mulino. Fa bene. Pero' i riformisti europei non sono
solo i
socialisti, dunque sbaglia
quando vuole ricondurre tutto il riformismo nel solco del socialismo
europeo. Detto questo - ha aggiunto - e' chiaro che bisogna costruire
la 'casa' comune, non la 'cosa'''.
Solo il 14 giugno sapremo
dire se l'impegno di D'Alema nel segno del riformismo e' un impegno
serio oppure no''. Questione di rapporti di forza. Dunque anche
D'Alema attende l'esito elettorale. L' Ulivo non ha bisogno di innesti;
L'Ulivo ha bisogno che il 13 giugno gli elettori lo votino. Che
votino le persone, e non le facce impomatate che si vedono davanti
alle tv, magari di proprieta'. A noi interessa mandare in Europa
persone che diano uno scossone per le riforme>.
Ed ora prende la parola
il capolista Massimo Cacciari:
<E' necessario costruire
una casa ex novo di tutti i riformisti, penso ad una federazione
seria tra tradizioni e identita' politiche diverse e ad un tavolo
comune per decidere un programma. Bisogna costruire la casa comune
in Italia per poi cercare di trasportarla in Europa.
Ma nel fare questo e'
necessario garantire le compatibilita' politiche rispetto alle diverse
provenienze: <Ad esempio come e' pensabile che uno come Martinazzoli
si iscriva ai socialisti europei? E perche' dovrebbe farlo?
Va bene parlare di riformismo,
l' importante e' riempire questa parola di contenuti. Trovo che
la proposta
di D'Alema, di collocare
il riformismo nell' ambito del socialismo europeo, sia una proposta
vecchia, che utilizza
parametri ottocenteschi
per definire invece una cosa che deve essere totalmente nuova. E
deve partire dai contenuti E' un errore considerare il socialismo
in una chiave mitteleuropea-anglosassone, invece l'Europa nuova
a cui guardiamo vede un'Italia che fa da ponte tra est e Mediterraneo>.
Livio Tamberi presidente
uscente della Provincia di Milano viene a salutarci, ora si ricandida
alla guida di una coalizione unitaria sostenuta da tutto il centro
sinistra.
Conclude Romano Prodi:
<Siamo qui per ricostruire
l' Ulivo come strumento di governo. L' Ulivo era nato come idea
di coalizione per dare stabilita', e in quell' idea continuiamo
a credere. Tant'e' vero che quando l' Ulivo e' venuto meno e' tornata
l' instabilita'.
Dobbiamo ricostruirlo
ma non pensando che una coalizione sia uno strumento solo per vincere
le elezioni, ma per governare. I temi dell'Europa sono ormai piu'
importanti per i cittadini che quelli di politica interna. Sempre
piu' questioni rilevanti vengono decise a Bruxelles.
L'Europa ha dato un contributo
determinante alla risoluzione del conflitto nel Kosovo; dopo sette
secoli di sangue forse finalmente, proprio grazie all'Europa riusciremo
a costruire una pace duratura nei Balcani. Ma tutto questo potra'
realizzarsi solo se, accanto all'Europa della moneta unica, si realizzera'
l'idea di un'Europa politica.>
Il treno si ferma qui.
Domani mattina sara' virtualmente a Cagliari per la mainfestazione
conclusiva nella circoscrizione "Isole" e poi, in serata, gran finale
a Roma in Piazza Santi Apostoli, sottola nuova sede nazionale de
"i Democratici".