FOGGIA: ore 13:40
La cinquantunesima tappa
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Mentre il treno rallenta,
scoppia un'applauso alla stazione di Foggia. Prodi scende nella
prima citta' pugliese toccata dal treno per incontrare i giornalisti.
Antonio Di Pietro lo raggiungera' qui fra poco.
Nella sala Ciccolella
il primo a parlare e' Pino Marasco, coordinatore provinciale dell’Asinello,
che pronuncia subito parole amare:
<Stiamo facendo una
campagna elettorale brutta, sporca e cattiva, e mi riferisco al
fatto che in questa citta' siamo boicottati: i manifesti non resistono
piu' di poche ore. Ieri ne abbiamo affissi circa 400, questa mattina
non ci sono piu'>.
<Abbiamo gia' protestato
con il prefetto – continua Marasco - ma e' stato come parlare al
vento>.
E Prodi, che finalmente
lo raggiunge incuneandosi fra le mani da stringere, non perde tempo:
<Non devo fare una
conferenza ma un incontro. E voglio dirvi subito che oggi qualche
speranza la possiamo avere. Per questi posti, per i paesi cioe'
che si affacciano sull’Adriatico in questo periodo, sperare e' ancora
piu' importante. Qui si sta soffrendo di piu'. La grande speranza
e' che l’unita' dell’Europa renda impossibile la guerra.
Poi – continua Prodi
- c’e' un altro punto fondamentale: il mettere insieme tanti paesi
con tutte le loro diversita' ha un significato molto importante,
senza dimenticare il nostro paese. Qui a Foggia abbiamo per esempio
un candidato sindaco: Orazio Celiberti, che si e' presentato nella
coalizione dell'Ulivo e sostenuta da Rifondazione Comunista e Rinnovamento
Italiano. Orazio sta facendo una campagna elettorale molto dura
e faticosa. Ma io voglio dirgli di resistere, che l’importante e'
andare al ballottaggio. Una volta uscito dal ballottaggio, colui
che viene eletto diventa forte>.
E qui Prodi si sofferma
qualche secondo sulla realta' foggiana:
<C’e' un momento in
cui le Amministrazioni locali devono dare degli esempi. La Puglia
ha dato un esempio di grande tolleranza, trovandosi a gestire problemi
piu' grossi del previsto, piu' grandi di lei, e se ne e' dimostrata
all’altezza>.
Arriva Antonio Di Pietro
subito salutato dal professore che dice:
<Con Tonino abbiamo
condiviso una campagna elettorale non facile, che deve riportarci
al bipolarismo. Noi concepiamo una democrazia semplificata: quando
un eletto viene chiamato per cinque anni a governare, deve compiere
il suo dovere durante tutto il mandato, e se non va piu' bene dopo
cinque anni se ne va. Ma l’importante e' la stabilita' dei governi,
l’unica cosa che conta in Europa>.
E rispondendo ad un giornalista
che gli fa un paragone fra il cittadino americano e quello europeo:
<Il nostro modello
e' un po’ pesante, va sfoltito, corretto, ma non ha tanto da invidiare
ad altri, perche' e' quello che ha influenzato tutto il mondo. Semmai
agli americani abbiamo da invidiare le loro capacita' innovative>.
E arriva da un altro
giornalista la prima domanda provocatoria a Di Pietro:
<Senatore, lei si
e' lamentato del fatto che pochi in Italia sapevano dell’Asinello.
Adesso lo hanno saputo?>
<Ebbene si' – risponde
Di Pietro – anche perche' la nostra campagna elettorale non attraversa
solo le grandi citta', ma va nei piccoli paesi. Anche se e' sotto
gli occhi di tutti che siamo di fronte ad una dittatura dell’informazione.
Ci sono leader impegnati continuamente ad incipriarsi perche' chiamati
davanti alle telecamere. In queste condizioni qualsiasi formazione
politica si sarebbe arresa.. L’Asinello no, non si e' arreso.
Sono sicuro – continua
Di Pietro – che entro il 13 giugno tutti gli italiani sapranno che
c’e' l’Asinello, ma sapranno anche che dopo il 13 giugno ci sara'
un gruppo di persone che insieme a Romano Prodi andranno in Europa,
per portare in Europa soprattutto il Sud, la parte del nostro paese
che ne ha piu' bisogno>. <Il 13 giugno bisogna assolutamente
andare a votare – conclude Di Pietro – e nell’urna fare una distinzione
fra le forze innovatrici e riformatrici, e quelle che hanno ancora
un’idea politica conservatrice>
Ed ora parte il fuoco
di fila di domande da parte dei giornalisti, non c'e' il tempo di
annotarsi la testata per cui lavorano.
<Non si parla molto
di agricoltura nei programmi dell'Asinello…>
Prodi:
<Curioso, in questa
campagna, nessuno chiede agli altri di parlare di programmi….>
E mentre si ride per
la battuta, riparte:
<Per quanto riguarda,
comunque, l'agricoltura penso che si debba pensare sia a difenderla
che contemporaneamente a cambiarla. Bisogna contribuire ad un suo
adeguamento al sicuro allargamento. Basti pensare che in Polonia
ci sono piu' agricoltori che in Germania, Francia e forse Italia
messe insieme). Dobbiamo riuscire a difenderla, dicevo, rafforzando
le particolarita' di cui dobbiamo andare fieri.>
<L'emigrazione in
Europa aumentera', o meglio sara' un fenomeno normale?>
Prodi:
<Sara' normale se
da Strasburgo emigreranno verso Foggia.
Durante il mio Governo abbiamo tentato di migliorare la situazione
economica di una parte del sud.
Abbiamo iniziato da Manfredonia, ripetendo uno schema di successo
mondiale quale quello del Polo di Sassuolo.
In Emilia le Piccole e Medie Imprese, se scollegate tra di loro,
muoiono. Lavorando assieme, l'una in funzione dell'altra, prosperano.
In quest'ottica bisogna interpretare il Contratto d'Area di Manfredonia.
Purtroppo non abbiamo fatto a tempo a proseguire nel nostro progetto,
non siamo riusciti a coinvolgere altre aree.
Dal canto suo, Manfredonia presentava un duplice vantaggio: la relativa
vicinanza al nord e un porto, per cosi' dire, dormiente. Senza contare
l'intelligenza e la bravura degli interlocutori.>
<Un cittadino in America
ha possibilita' doppie rispetto ad un europeo di trovare lavoro,
e, tra l'altro, paga la meta' delle tasse, ma il numero di poveri
e' lo stesso, nelle due realta'. E' merito del modello sociale europeo?>
Prodi:
<Sapete che parlare
di queste cose mi innervosisce. Non provi ad andare in America senza
carta di credito. Nella malaugurata ipotesi di una malattia le difficolta'
sarebbero infinite.
Non dobbiamo pensare ai numeri: le tasse che pagano in America sono
piu' basse di quelle che paghiamo in Italia, e' vero, ma aldila'
dell'Oceano non sanno cosa sia una scuola gratuita, un ospedale
gratuito. La migliore situazione che riscontriamo in Europa alle
soglie del duemila ha un nome: Welfare State. La migliore invenzione
di questo secolo.
Non nascondo che dobbiamo migliorarlo. Sicuramente non abbandonarlo.
Per esempio sono riusciti a fare in Irlanda tramite una imponente
scolarizzazione tecnica.>
<E la debolezza dell'Euro?>
Prodi:
<L'Euro cresce poco
perche' cresce poco l'Unione Europea. La guerra non ha sicuramente
aiutato il miglioramento della situazione economica. Del resto quella
delle monete non e' una gara di biciclette. In Italia abbiamo avuto
la dimostrazione che la debolezza della moneta puo' diventare un
elemento positivo per l'equilibrio economico e per la crescita economica.
Dobbiamo riuscire, tramite politiche comuni, a far aumentare la
fiducia nell'Europa Unita. Dobbiamo dare nuovo sangue all'Europa.
E l'Euro non sara' piu' debole.>
<Abbiamo saputo che
riesce a fare 17 comizi al giorno, Senatore…>
Di Pietro:
<Sto girando cittadine
piccole, di montagna, di mare, perche' ancora oggi, a una settimana
dalle elezioni, molte persone ancora non conoscono l'Asinello. Ancora
oggi non esiste una condizione di parita' di accesso all'informazione.
Ditelo ai signori incipriati. Noi riusciremo a farci conoscere da
tutti.
Fino al 13 Giugno passero' a 22 comizi al giorno. Gli italiani devono
sapere: esistono principalmente due soggetti nella mondo della politica
entro il quale si apprestano a scegliere i propri rappresentanti
per l'Europa: uno Innovatore e Riformatore, e siamo noi, l'altro
Conservatore e sostenitore della Partitocrazia. La scelta non sara'
difficile.>
<Ed ora scusateci
ma rischiamo di perdere il treno !>
Dice Prodi e, approffittando
della cadutra di tensione dovuta alla battuta, sgattaioliamo di
nuovo sul treno.
Il treno riparte, con
un’ospite illustre in piu': e' risalita Gina Lollobrigida.
Manteniamo la rotta verso
Sud. Arriveremo a Barletta verso le 15.