Ultima modifica:
20/07/07 - 19:52

Il treno de i DEMOCRATICI
per l'Europa che vogliamo
6 Giugno 1999
FOGGIA: ore 13:40
La cinquantunesima tappa

Foggia

Mentre il treno rallenta, scoppia un'applauso alla stazione di Foggia. Prodi scende nella prima citta' pugliese toccata dal treno per incontrare i giornalisti. Antonio Di Pietro lo raggiungera' qui fra poco.

Nella sala Ciccolella il primo a parlare e' Pino Marasco, coordinatore provinciale dell’Asinello, che pronuncia subito parole amare:

<Stiamo facendo una campagna elettorale brutta, sporca e cattiva, e mi riferisco al fatto che in questa citta' siamo boicottati: i manifesti non resistono piu' di poche ore. Ieri ne abbiamo affissi circa 400, questa mattina non ci sono piu'>.

<Abbiamo gia' protestato con il prefetto – continua Marasco - ma e' stato come parlare al vento>.

E Prodi, che finalmente lo raggiunge incuneandosi fra le mani da stringere, non perde tempo:

<Non devo fare una conferenza ma un incontro. E voglio dirvi subito che oggi qualche speranza la possiamo avere. Per questi posti, per i paesi cioe' che si affacciano sull’Adriatico in questo periodo, sperare e' ancora piu' importante. Qui si sta soffrendo di piu'. La grande speranza e' che l’unita' dell’Europa renda impossibile la guerra.

Poi – continua Prodi - c’e' un altro punto fondamentale: il mettere insieme tanti paesi con tutte le loro diversita' ha un significato molto importante, senza dimenticare il nostro paese. Qui a Foggia abbiamo per esempio un candidato sindaco: Orazio Celiberti, che si e' presentato nella coalizione dell'Ulivo e sostenuta da Rifondazione Comunista e Rinnovamento Italiano. Orazio sta facendo una campagna elettorale molto dura e faticosa. Ma io voglio dirgli di resistere, che l’importante e' andare al ballottaggio. Una volta uscito dal ballottaggio, colui che viene eletto diventa forte>.

E qui Prodi si sofferma qualche secondo sulla realta' foggiana:

<C’e' un momento in cui le Amministrazioni locali devono dare degli esempi. La Puglia ha dato un esempio di grande tolleranza, trovandosi a gestire problemi piu' grossi del previsto, piu' grandi di lei, e se ne e' dimostrata all’altezza>.

Arriva Antonio Di Pietro subito salutato dal professore che dice:

<Con Tonino abbiamo condiviso una campagna elettorale non facile, che deve riportarci al bipolarismo. Noi concepiamo una democrazia semplificata: quando un eletto viene chiamato per cinque anni a governare, deve compiere il suo dovere durante tutto il mandato, e se non va piu' bene dopo cinque anni se ne va. Ma l’importante e' la stabilita' dei governi, l’unica cosa che conta in Europa>.

E rispondendo ad un giornalista che gli fa un paragone fra il cittadino americano e quello europeo:

<Il nostro modello e' un po’ pesante, va sfoltito, corretto, ma non ha tanto da invidiare ad altri, perche' e' quello che ha influenzato tutto il mondo. Semmai agli americani abbiamo da invidiare le loro capacita' innovative>.

E arriva da un altro giornalista la prima domanda provocatoria a Di Pietro:

<Senatore, lei si e' lamentato del fatto che pochi in Italia sapevano dell’Asinello. Adesso lo hanno saputo?>

<Ebbene si' – risponde Di Pietro – anche perche' la nostra campagna elettorale non attraversa solo le grandi citta', ma va nei piccoli paesi. Anche se e' sotto gli occhi di tutti che siamo di fronte ad una dittatura dell’informazione. Ci sono leader impegnati continuamente ad incipriarsi perche' chiamati davanti alle telecamere. In queste condizioni qualsiasi formazione politica si sarebbe arresa.. L’Asinello no, non si e' arreso.

Sono sicuro – continua Di Pietro – che entro il 13 giugno tutti gli italiani sapranno che c’e' l’Asinello, ma sapranno anche che dopo il 13 giugno ci sara' un gruppo di persone che insieme a Romano Prodi andranno in Europa, per portare in Europa soprattutto il Sud, la parte del nostro paese che ne ha piu' bisogno>. <Il 13 giugno bisogna assolutamente andare a votare – conclude Di Pietro – e nell’urna fare una distinzione fra le forze innovatrici e riformatrici, e quelle che hanno ancora un’idea politica conservatrice>

Ed ora parte il fuoco di fila di domande da parte dei giornalisti, non c'e' il tempo di annotarsi la testata per cui lavorano.

<Non si parla molto di agricoltura nei programmi dell'Asinello…>

Prodi:

<Curioso, in questa campagna, nessuno chiede agli altri di parlare di programmi….>

E mentre si ride per la battuta, riparte:

<Per quanto riguarda, comunque, l'agricoltura penso che si debba pensare sia a difenderla che contemporaneamente a cambiarla. Bisogna contribuire ad un suo adeguamento al sicuro allargamento. Basti pensare che in Polonia ci sono piu' agricoltori che in Germania, Francia e forse Italia messe insieme). Dobbiamo riuscire a difenderla, dicevo, rafforzando le particolarita' di cui dobbiamo andare fieri.>

<L'emigrazione in Europa aumentera', o meglio sara' un fenomeno normale?>

Prodi:

<Sara' normale se da Strasburgo emigreranno verso Foggia.
Durante il mio Governo abbiamo tentato di migliorare la situazione economica di una parte del sud.
Abbiamo iniziato da Manfredonia, ripetendo uno schema di successo mondiale quale quello del Polo di Sassuolo.
In Emilia le Piccole e Medie Imprese, se scollegate tra di loro, muoiono. Lavorando assieme, l'una in funzione dell'altra, prosperano. In quest'ottica bisogna interpretare il Contratto d'Area di Manfredonia. Purtroppo non abbiamo fatto a tempo a proseguire nel nostro progetto, non siamo riusciti a coinvolgere altre aree.
Dal canto suo, Manfredonia presentava un duplice vantaggio: la relativa vicinanza al nord e un porto, per cosi' dire, dormiente. Senza contare l'intelligenza e la bravura degli interlocutori.>

<Un cittadino in America ha possibilita' doppie rispetto ad un europeo di trovare lavoro, e, tra l'altro, paga la meta' delle tasse, ma il numero di poveri e' lo stesso, nelle due realta'. E' merito del modello sociale europeo?>

Prodi:

<Sapete che parlare di queste cose mi innervosisce. Non provi ad andare in America senza carta di credito. Nella malaugurata ipotesi di una malattia le difficolta' sarebbero infinite.
Non dobbiamo pensare ai numeri: le tasse che pagano in America sono piu' basse di quelle che paghiamo in Italia, e' vero, ma aldila' dell'Oceano non sanno cosa sia una scuola gratuita, un ospedale gratuito. La migliore situazione che riscontriamo in Europa alle soglie del duemila ha un nome: Welfare State. La migliore invenzione di questo secolo.
Non nascondo che dobbiamo migliorarlo. Sicuramente non abbandonarlo. Per esempio sono riusciti a fare in Irlanda tramite una imponente scolarizzazione tecnica.>

<E la debolezza dell'Euro?>

Prodi:

<L'Euro cresce poco perche' cresce poco l'Unione Europea. La guerra non ha sicuramente aiutato il miglioramento della situazione economica. Del resto quella delle monete non e' una gara di biciclette. In Italia abbiamo avuto la dimostrazione che la debolezza della moneta puo' diventare un elemento positivo per l'equilibrio economico e per la crescita economica. Dobbiamo riuscire, tramite politiche comuni, a far aumentare la fiducia nell'Europa Unita. Dobbiamo dare nuovo sangue all'Europa. E l'Euro non sara' piu' debole.>

<Abbiamo saputo che riesce a fare 17 comizi al giorno, Senatore…>

Di Pietro:

<Sto girando cittadine piccole, di montagna, di mare, perche' ancora oggi, a una settimana dalle elezioni, molte persone ancora non conoscono l'Asinello. Ancora oggi non esiste una condizione di parita' di accesso all'informazione.
Ditelo ai signori incipriati. Noi riusciremo a farci conoscere da tutti.
Fino al 13 Giugno passero' a 22 comizi al giorno. Gli italiani devono sapere: esistono principalmente due soggetti nella mondo della politica entro il quale si apprestano a scegliere i propri rappresentanti per l'Europa: uno Innovatore e Riformatore, e siamo noi, l'altro Conservatore e sostenitore della Partitocrazia. La scelta non sara' difficile.>

<Ed ora scusateci ma rischiamo di perdere il treno !>

Dice Prodi e, approffittando della cadutra di tensione dovuta alla battuta, sgattaioliamo di nuovo sul treno.

Il treno riparte, con un’ospite illustre in piu': e' risalita Gina Lollobrigida.

Manteniamo la rotta verso Sud. Arriveremo a Barletta verso le 15.