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20/07/07 - 19:52

Il treno de i DEMOCRATICI
per l'Europa che vogliamo

Discorso di Prodi alla conferenza stampa
di inaugurazione del treno

Il treno de "i Democratici"

Quando, qualche mese fa, abbiamo lanciato per la prima volta l'idea del treno avevamo in testa di fare una cosa nuova, ma che al tempo stesso richiamasse il senso di quanto avevamo fatto quando nel '95 avevamo cominciato con la grande avventura dell'Ulivo.

Quattro anni fa, tra mille ironie, si era messo in moto il pullman. Quando ho cominciato sembrava un'azione di pura testimonianza e nessuno credeva veramente che il pullman sarebbe arrivato a Palazzo Chigi.

Le cose sono poi andate diversamente, e quel pullman oggi viene ricordato come un punto fermo per la costruzione del bipolarismo, per farla finita con il trasformismo, questo continuo passaggio da uno schieramento all'altro che è stato comune a tutta la storia italiana dall'unità in poi.

Oggi siamo qui con gli stessi obiettivi. Far crescere il bipolarismo, costruire un centrosinistra organico, mettere insieme diverse storie e diverse radici, quella cattolica, quella ambientalista, quella socialista-riformista, quella laico-repubblicana. Costruire una nuova classe dirigente, una leadership che incarni e promuova le istanze di cambiamento che si agitano nella società italiana.

Per una politica tra la gente

Proprio per questo oggi partiamo con il treno. La partenza era già prevista nelle settimane scorse, poi abbiamo preso la decisione di rinviare il viaggio per la tragica guerra che insanguina i Balcani. Sono ritornati alle porte di casa altri treni. Treni che non volevamo più vedere.

Noi vogliamo rappresentare un treno molto diverso.

Il nostro treno è un simbolo di speranza e di vita. Il nostro treno è un'immagine dell'Italia e dell'Europa che vogliamo: un insieme di vagoni tenuti insieme da una meta comune, da una direzione di marcia.

Il nostro treno attraversa tutte le stazioni italiane, si specchia in questo lento mutare dei paesaggi, dei dialetti, nell'alternarsi degli odori e delle voci delle diverse plaghe d’Italia. Attraversa le montagne e passa accanto ai fiumi assecondando il ritmo della natura e il tempo della vita.

Il nostro treno riporta la politica tra la gente. Non insegue le novità fasulle, ripercorre i binari di ciò che è già stato tentando di trovare un nuovo senso, di unire memoria e futuro.

Il nostro è il treno di un secolo che tramonta e di uno nuovo che inizia, in un fragore di speranze e di inquietudini.

L’Europa: una grande speranza

L'Europa per gli italiani rappresenta la più grande di queste speranze. Nessuno dei singoli Stati dell'Unione ha la forza di affrontare da solo i problemi enormi che abbiamo davanti: il calo demografico, le migrazioni di massa, la disoccupazione, le nuove sfide etiche, le questioni della vita e della morte. Insieme abbiamo grandi risorse: la tradizione dello Stato sociale, la più grande conquista di questo secolo che dobbiamo riformare, un patrimonio di competenze e di intelligenze, un capitale umano su cui dobbiamo investire in profondità, una ricchezza di culture e di linguaggi diversi tra loro che nell'idea di Europa possono trovare uno spazio di dialogo.

Rimangono le inquietudini: le ingiustizie sociali, il disagio di un'intera generazione che si vede delusa nelle sue aspettative, le contraddizioni di un'Europa che non ha politica estera comune, non ha una politica di sicurezza comune e nella vicenda del Kosovo ha dimostrato di non avere ancora un peso politico corrispondente alla sua potenza economica. E ancora: i fantasmi del passato che ritornano, il razzismo, al pulizia etnica, la xenofobia.

A queste speranze e a queste inquietudini dobbiamo dare una risposta politica.

Per un’Italia rinnovata

Così come altrettanto dobbiamo fare nella nostra Italia. Nell'Italia che incontreremo grazie al treno ci sono ancora tante ingiustizie e emarginazioni. C'è stato, da ultimo, il ritorno odioso della violenza politica che speravamo che fosse consegnato al passato. Ancora una volta, con Massimo D'Antona è stato colpito un uomo delle istituzioni, del buon governo, del dialogo, della coesione sociale. Ma questo gesto criminale non può assolutamente farci tornare indietro. L'Italia che il treno dei Democratici attraverserà è un'Italia che vuole crescere, che si è sviluppata, che non è seconda a nessuno. E’ l'Italia che ha resistito negli anni dei sacrifici e di Tangentopoli, che ha saputo recuperare le ragioni del vivere civile quando altri pensavano a distruggere queste ragioni e puntavano a sfasciare tutto.

E’ un'Italia che ci chiede di proseguire sulla strada del rinnovamento della politica. Ci viene chiesto un sistema politico stabile, che dia certezza che il voto dei cittadini sarà rispettato e che la loro scelta di uomini, coalizioni e programmi durerà un'intera legislatura. Ci viene chiesto di costruire coalizioni più unite, più coese, meno litigiose al loro interno, sia pure nel rispetto delle diversità di ciascuno.

I cittadini sono giustamente delusi da decenni di riforme mancate. Hanno votato un referendum per abrogare il finanziamento pubblico ai partiti e il finanziamento è rimasto, hanno votato per scegliere con il voto un governo che durasse cinque anni e invece sono tornati i trasformismi e i ribaltoni. Attenzione, però, a non cadere anche il 13 giugno nella trappola che è scattata con il referendum del 18 aprile, quando i conservatori del sistema si sono impossessati di questo malcontento e l'hanno ritorto contro i riformisti.

Il treno dei Democratici incontrerà gli italiani che non vogliono tornare indietro sui binari della modernizzazione e dello sviluppo del paese.

Il treno: una metafora politica

In sintesi, il senso politico della metafora del treno può essere così riassunto:

  • esso è un mezzo popolare che propizia la socializzazione: esprime bene, dunque, la nostra concezione della politica e della democrazia intesa come conversazione, scambio, partecipazione;
  • il treno ha una chiara e conosciuta direzione di marcia (coincidente con i binari), non cambia percorso: fuor di metafora, esso è contro il tatticismo e il trasformismo politico;
  • è fattore di collegamento e di unificazione del paese: così come i veri riformisti che mediano e cuciono, l’opposto del terrorismo che invece lacera il tessuto della comunità;
  • è mezzo che evoca il lavoro (alludo ai pendolari), ma anche mezzo prediletto dai giovani che girano l’Italia e l’Europa: due fronti strategici della nostra proposta per l’Europa.

Agli altri amici dell'Ulivo torno a ripetere che il nostro treno non è contro nessuno e che dopo il 13 giugno per battere la destra dovrà ripartire un dialogo tra noi.

Buon viaggio!

Romano Prodi