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20/07/07 - 19:52

I nostri candidati: ITALIA NORD-ORIENTALE

Pierluigi Mantini

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I Democratici, il movimento dell’asinello che scalcia, sono nati per sviluppare il programma politico dell’Ulivo, per affermare i valori della legalità e delle pari opportunità nel mercato e nella società, per rilanciare le esperienze del buongoverno del Presidente Prodi e dei sindaci delle grandi città.

Non rappresentiamo un progetto solo italiano - la fusione tra centro e socialdemocrazia - ma europeo e mondiale, come ben dimostrato dalle politiche dei governi Shroeder ("Nuovo Centro"), Blair (New Labour Party), Clinton (New Democrats).

La nostra proposta e la nostra forza nascono dai movimenti più significativi degli anni Novanta: i referendum dei cittadini, Mani Pulite, l’Ulivo, il federalismo della coesione e dell’efficienza.

Con queste radici moderne meglio di altri rappresentiamo la cultura cattolico progressista, laica, socialista e liberale che, nel rispetto del passato, sa guardare al presente e al futuro con categorie politiche nuove: ben attenti al bipolarismo, ad una democrazia partecipata e in grado di esprimere governi stabili, a soggetti politici diversi dai tradizionali partiti.

L’elezione di una personalità indipendente e di assoluto prestigio come il Presidente Ciampi, fortemente voluta da i Democratici, è per noi tutti un grande successo.

Il rispetto del passato è però anche memoria dei fatti: non possiamo accordare fiducia alla classe politica che ha accumulato 2,3 miliardi di milioni di debito pubblico che gli italiani stanno pagando con le tasse e con la carenza di risorse per lo sviluppo occupazionale e la protezione sociale.

Non possiamo accordare fiducia alla classe politica che ha contribuito al malaffare, alla corruzione, all’illegalità senza adeguatamente contrastare i fenomeni mafiosi in intere regioni; a chi ha lasciato, spesso per convenienza, le amministrazioni pubbliche nel caos delle leggi e nell’inefficienza.

Non può essere dimenticato che il problema della disoccupazione coincide in Italia con quello del Mezzogiorno (essendo il Centro Nord al di sopra delle medie europee).

Perché, nonostante le politiche di defiscalizzazione, di incentivi per le imprese e dei patti territoriali, nel nostro Meridione non si crea lo sviluppo in questi anni registrato in Irlanda o in Olanda?

La risposta, anche degli economisti, sta in poche parole: mancanza di legalità, di efficienza amministrativa, di sicurezza, di infrastrutture moderne.

E’ questa la sfida che occorre affrontare se si vuole vincere la disoccupazione (non bastano le misure, pure necessarie, di flessibilità del rapporto di lavoro).

Ma anche sul fronte delle riforme costituzionali gli italiani sono stati delusi.

Con la procedura dell’art. 138 Cost. (doppio voto a maggioranza in Parlamento più referendum confermativo) si possono in realtà fare subito alcune riforme urgenti e condivise, riprendendo i testi emersi dalla Bicamerale: a) eliminazione del "bicameralismo perfetto"; b) federalismo; c) nuovi principi per la pubblica amministrazione.

Ma occorre il coraggio delle scelte a maggioranza, con l’apporto del potere costituente del popolo: non si può continuare con la logica dell’ "inciucio" ad ogni costo.

Per una buona Costituzione - diceva Calamandrei - bisogna essere "presbiti", saper guardare lontano: la miopia degli interessi di parte, viceversa, ha fatto fallire la terza Bicamerale.

Non possiamo inoltre accordare la nostra fiducia al sistema politico dei 44 partiti e partitini, dei ribaltoni e dei trasformismi: è a tutti noto l’impegno de i Democratici per il bipolarismo e la riforma della politica.

La Lombardia è la prima Regione italiana: essa deve ritrovare le ragioni e l’orgoglio per competere in Europa e per contribuire meglio alla modernizzazione dell’Italia.

La Lombardia non merita le gestioni clientelari e di basso profilo, le logiche affaristiche da prima Repubblica, gli odi razziali e le farneticazioni separatiste dei dirigenti della Lega.

Noi rilanciamo la competizione per il primato economico della Lombardia fondato su un modello di integrazione sociale e non sugli egoismi di parte: regole certe e sicurezza dei cittadini, mercati aperti e competitivi, amministrazioni efficienti e professionali, recupero dell’ambiente e delle risorse naturali, programma di opere e infrastrutture pubbliche.

Meno Stato ma uno Stato autorevole, efficiente, "amico".

Al Polo delle libertà, che ha in questi anni governato in Lombardia, occorre chiedere conto delle molte aspettative deluse (sanità lottizzata, non c’è legge per i piani territoriali provinciali nè per la disciplina del commercio e dei negozi, non si sono favorite le Agenzie per il lavoro, malagestione di Malpensa, dell’immigrazione, del trasporto e dell’ambiente).

Alla nuova Europa che andiamo a costruire, sotto la Presidenza di Prodi, chiediamo innanzitutto di svolgere il proprio ruolo nello scenario mondiale per l’affermazione della pace e dei diritti sociali, attraverso una propria autonoma politica estera e interventi civili (e non solo militari) per la soluzione dei conflitti.

Come sostiene Bobbio, occorre passare dai secoli dell’affermazione dei diritti umani al nuovo millennio dei doveri e delle responsabilità degli Stati.

Questo immane compito storico l’Europa potrà assolverlo attraverso alcuni ineludibili passaggi: la progressiva eliminazione dei poteri di veto da parte degli Stati sulle politiche comuni, l’aumento delle decisioni a maggioranza, il rafforzamento dei poteri decisionali del Parlamento fino all’istituzione elettiva del governo, l’estensione ad est dei propri confini (che è anche l’impegno di Giovanni Paolo II), l’attenzione per i mercati aperti e le pari opportunità, politiche economiche compatibili con l’ambiente ma anche con i diritti sociali dei lavoratori, una politica fiscale comune, una nuova politica europea per il controllo e l’integrazione degli immigrati, per la quale chiediamo l’istituzione di un’apposita Agenzia a Milano.

L’Europa (22 per cento del PIL mondiale solo nel 1995) è un gigante nel mercato internazionale.

Essa deve ora affrontare la sfida decisiva della disoccupazione con un insieme di politiche che tengano conto sia della preziosa stabilità finanziaria macroeconomica (risanamento dei bilanci, stabilità dei tassi e dei prezzi, moneta unica ecc.) che delle politiche "micro" di sostegno della domanda (e degli investimenti pubblici con programmi straordinari, anche utilizzando parte delle riserve auree) che, infine, delle riforme strutturali dei "sistemi-paese" (sistema educativo e della formazione delle risorse umane, centri di ricerca scientifica, sviluppo delle tecnologie dell’informazione ecc.).

La scuola e la cultura professionale devono essere il plus dell’Europa nel mondo.

Il secolo che si chiude è stato caratterizzato dall’egemonia dei modelli americani, quello che si apre sarà il secolo della sfida competitiva e cooperativa dell’Europa.

Sono questi gli obiettivi che ci proponiamo in un’agenda di impegni europei sempre più fitta: perché, come afferma il Presidente Prodi, dovrà essere l’Europa a dare risposta ai grandi problemi del nostro tempo e del nostro futuro, primo tra tutti, il ritorno della pace nel Kosovo.

In quel tempo noi ci saremo.

Pierluigi Mantini (19.2.1956), professore universitario nel Politecnico di Milano, avvocato cassazionista, giornalista pubblicista, è membro di numerosi organismi scientifici e direttore di collane di diritto urbanistico e amministrativo italiano e europeo.

Tra i suoi ultimi libri "La riforma urbanistica in Italia" (1997), "Verso il bipolarismo in Italia" (1998), "La riforma delle professioni intellettuali" (1999).

Di formazione cattolica, di cultura socialista liberale, non ha mai avuto tessere di partito ma è stato uno dei garanti di "Alleanza Democratica", membro dei comitati referendari, dirigente del Movimento di azione "Giustizia e Libertà", fondatore del Movimento per l’Ulivo e dell’Italia dei Valori.

E’ membro del comitato politico de i Democratici della Lombardia.

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