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L'orizzonte de i Democratici si allarga: hanno qualcosa di importante da dire anche in Europa, subito dopo essersi proporsi alla società italiana non come un nuovo partito ma come promotori di una grande iniziativa che mette insieme quanti, anche all'interno delle organizzazioni politiche, intendono portare a pieno compimento la transizione verso il bipolarismo e la democrazie dell'alternanza.
Giova ancora una volta ribadirlo, per esigenza di chiarezza anche nel più ampio contesto europeo: noi Democratici non siamo in posizione conflittuale rispetto ai partiti. Nel nostro progetto c'è un esplicito intendimento non già di eliminarli, bensì di fare in modo che essi inseriscano in modo organico la loro azione all'interno di una coalizione strutturata, che abbia una sua soggettività e si collochi, nell'esercizio della politica, al di sopra delle singole parti.
Abbiamo cercato di raggiungere il nostro obiettivo attraverso il referendum, il cui esito, sebbene non convalidato, ha dato un'indicazione politica molto forte: circa 22 milioni di italiani hanno espresso l'esigenza di costruire nel Paese un vero bipolarismo. Ed è proprio a questi 22 milioni di italiani che noi ci rivolgiamo, perché comprendano che il modo più concreto, più autentico, più efficace di perseguire lo stesso obiettivo è quello di dare consenso all'iniziativa de i Democratici, nata con il compito specifico di portare a termine le riforme.
In questa prospettiva strategica, siamo partiti dalla proposta di una lista unica de L'Ulivo alle elezioni europee. Proposta però respinta dai partiti, che hanno voluto presentare ciascuno una propria lista. A questo punto, per poter concretamente operare nella direzione delle riforme, abbiamo sentito il dovere, anche morale, di dare una rappresentanza ed uno spazio politico ai tanti cittadini di spirito autenticamente riformatore che si riconoscono nella tradizione di centrosinistra e de L'Ulivo, non nei singoli partiti.
Coerentemente, lo stesso progetto de L'Ulivo che abbiamo realizzato in Italia vogliamo estenderlo in Europa e nel suo Parlamento, al cui interno rimane ancora un assetto politico vecchio, superato ed assolutamente inadeguato alla società europea. Dobbiamo insomma costruire anche in Europa il centrosinistra, un'alleanza fra quelle parti del centro e della sinistra che siano capaci di convergere su un unico progetto, così come è avvenuto n L'Ulivo italiano.
Noi uomini del Sud, candidati della circoscrizione meridionale, siamo anche convinti che adesso debba essere costruito un concreto e stabile rapporto tra l'Europa ed il Mezzogiorno. In questi anni c'è stato un grande distacco rispetto alle istituzioni europee da parte degli enti territoriali, che non hanno saputo elaborare e presentare progetti credibili, perdendo così l'opportunità di ottenere dai fondi comunitari finanziamenti davvero cospicui. Nell'impegnare dunque l'Europa per il Sud, bisogna farlo sulla base di un progetto organico, verso cui orientare gli interventi dell'Unione Europea.
Per altro, avere Romano Prodi alla presidenza della Commissione significa anche poter esercitare una più diretta azione di stimolo verso il governo dell'Europa, affinché apra nel Sud una nuova stagione della politica, non più assistenzialismo bensì sviluppo, a sostegno della capacità di rilancio autonomo delle nostre regioni.