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Europa:
Lavoro, Pace e Sviluppo
Bari, Fiera del Levante
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"Se l’Italia vuole
mantenere il passo con gli altri paesi europei e con il resto del
mondo non ha altro tempo da perdere, rimanendo ferma negli schemi
culturali e politici del passato. E’ necessario che noi Democratici
poniamo le condizioni perché questo paese possa esprimere
al massimo le sue potenzialità. Mollare il freno si può
solo con il sistema bipolare".
Inizia da qui il discorso
di Romano Prodi domenica pomeriggio alla Fiera del Levante di Bari.
L’occasione è un incontro sul tema "Europa: lavoro,
pace e sviluppo". La sala e' piena come un uovo.
"Il paese non può
essere governato da una coalizione di partiti sempre più
piccoli". Per questo c’è un progetto "che ha avuto
e continua ad avere un solo nome: l’Ulivo. Per rilanciare questo
progetto i Democratici si sono trovati costretti a non rinunciare
a partecipare alle prossime elezioni, visto che non è stato
possibile promuovere una lista con quel nome, per l’indisponibilità
delle altre forze del centro sinistra.
Noi non siamo contro
i partiti ma contro il comportamento deteriore che i partiti che
hanno avuto: il progetto dell’Ulivo è stato interrotto dalle
pregiudiziali".
Non è sempre così
nei governi locali, dove l’Ulivo spesso è sopravvissuto.
L’abbiamo toccato con mano percorrendo tutta Italia col "Treno
Per L’Europa".
"L’idea dell’Ulivo
è forte ma ci vuole impegno per rilanciarlo. L’Ulivo, tuttavia,
non deve essere un cartello di partiti e nemmeno un autobus su cui
si sale a fini elettorali. Dobbiamo lasciare alle spalle il nostro
passato di divisione per costruire un futuro di unità. Dobbiamo
costruire una casa in cui ci si può confrontare alla pari,
senza pretese di egemonia".
Poi conlude la prima
parte del suo intervento: "L’Italia ha ancora bisogno dell’Ulivo
e di un Ulivo che vinca. Solo con il contributo dei Democratici
l’Ulivo può ancora vincere".
Prodi passa ora a parlare
di Europa, invitando gli elettori
"a portare in Europa
un Italia forte e stabile. Il 15 settembre – spiega – se il Parlamento
europeo vorrà, sarò al governo di una comunità
di 350milioni di persone che rappresentano la maggiore ricchezza
e capacità produttiva del mondo e che rappresentano una grande
responsabilità per la pace. Ciò significa una grande
responsabilità per l’Italia: c’è una certa sorpresa,
infatti, che sia un italiano a reggere una commissione che è
stata sciolta per motivi etici".
Per questo il Presidente
della commissione europea chiede l’aiuto di tutti gli italiani e
che siano, per esempio, portati avanti strumenti di sviluppo come
i patti territoriali e i patti d’area. "Non possiamo sempre
essere dei progettisti che lasciano a mezzo i lavori".
Lavoro e pace: questi
sono i temi su cui batte il Presidente. Già, la pace. "Il
piano di sviluppo dei Balcani non deve essere solo un piano per
la Serbia ma deve coinvolgere tutti i Balcani, l’Albania e le terre
che stanno al di là del mare come queste regioni italiane.
Noi abbiamo in mano la chiave perché questo sviluppo non
avvenga solo da sud a nord, verso l’Austria e la Germania. Sotto
il tetto dell’Europa, ognuno può vivere nel suo appartamento".
Infine, conclude: "La
pace e il lavoro è ciò che andiamo a definire la prossima
domenica. L’Europa è qualcosa di molto più grande
della costruzione degli Stati Uniti e qualcosa di molto più
complicato. Ma le prossime elezioni sono anche amministrative, cioè
devono eleggere persone capaci di parlare con l’Europa. Si sente
il bisogno di un rinnovamento della classe dirigente locale, sostituita
da parsone capaci di costruire qualcosa di nuovo. Quello del 13
è un voto grande per l’Europa e un voto grande per eleggere
qualcuno che sia capace di parlare con l’Europa".
Antonio Di Pietro doveva
parlare dopo il professore ma all'ultimo momento la scaletta e'
stata ribaltata e il moderatore Giovanni Procacci, anche lui candidato
alle Europee nella circoscrizione Sud, lo introduce all'inizio della
giornata. Il motivo lo spiega in apertura lo stesso Tonino:
"Che devo fare ?
Prima tenevo diciassette comizi al giorno, da domani ne terro' ventidue
al giorno; stasera, dopo questo, ne devo tenere ancora cinque. L'altro
giorno a Torregrande ho fatto due comizi nella stessa piazza, uno
di qui e uno di la tanta era la gente che c'era.
Io non sono mica come
quelle persone incipriate che vanno in tivù a esercitare
la loro dittatura dell'informazione. Vado in giro a fare conoscere
il simbolo dell'asinello perche' siamo oscurati dalla tivù
e dai giornali. Noi non abbiamo giornali e tivù ma ricordo
che c'era anche uno con la fionda che sconfisse un altro molto più
forte di lui".