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20/07/07 - 19:51

Il treno de i DEMOCRATICI
per l'Europa che vogliamo
6 Giugno 1999
Europa: Lavoro, Pace e Sviluppo
Bari, Fiera del Levante

"Se l’Italia vuole mantenere il passo con gli altri paesi europei e con il resto del mondo non ha altro tempo da perdere, rimanendo ferma negli schemi culturali e politici del passato. E’ necessario che noi Democratici poniamo le condizioni perché questo paese possa esprimere al massimo le sue potenzialità. Mollare il freno si può solo con il sistema bipolare".

Inizia da qui il discorso di Romano Prodi domenica pomeriggio alla Fiera del Levante di Bari. L’occasione è un incontro sul tema "Europa: lavoro, pace e sviluppo". La sala e' piena come un uovo.

"Il paese non può essere governato da una coalizione di partiti sempre più piccoli". Per questo c’è un progetto "che ha avuto e continua ad avere un solo nome: l’Ulivo. Per rilanciare questo progetto i Democratici si sono trovati costretti a non rinunciare a partecipare alle prossime elezioni, visto che non è stato possibile promuovere una lista con quel nome, per l’indisponibilità delle altre forze del centro sinistra.

Noi non siamo contro i partiti ma contro il comportamento deteriore che i partiti che hanno avuto: il progetto dell’Ulivo è stato interrotto dalle pregiudiziali".

Non è sempre così nei governi locali, dove l’Ulivo spesso è sopravvissuto. L’abbiamo toccato con mano percorrendo tutta Italia col "Treno Per L’Europa".

"L’idea dell’Ulivo è forte ma ci vuole impegno per rilanciarlo. L’Ulivo, tuttavia, non deve essere un cartello di partiti e nemmeno un autobus su cui si sale a fini elettorali. Dobbiamo lasciare alle spalle il nostro passato di divisione per costruire un futuro di unità. Dobbiamo costruire una casa in cui ci si può confrontare alla pari, senza pretese di egemonia".

Poi conlude la prima parte del suo intervento: "L’Italia ha ancora bisogno dell’Ulivo e di un Ulivo che vinca. Solo con il contributo dei Democratici l’Ulivo può ancora vincere".

Prodi passa ora a parlare di Europa, invitando gli elettori

"a portare in Europa un Italia forte e stabile. Il 15 settembre – spiega – se il Parlamento europeo vorrà, sarò al governo di una comunità di 350milioni di persone che rappresentano la maggiore ricchezza e capacità produttiva del mondo e che rappresentano una grande responsabilità per la pace. Ciò significa una grande responsabilità per l’Italia: c’è una certa sorpresa, infatti, che sia un italiano a reggere una commissione che è stata sciolta per motivi etici".

Per questo il Presidente della commissione europea chiede l’aiuto di tutti gli italiani e che siano, per esempio, portati avanti strumenti di sviluppo come i patti territoriali e i patti d’area. "Non possiamo sempre essere dei progettisti che lasciano a mezzo i lavori".

Lavoro e pace: questi sono i temi su cui batte il Presidente. Già, la pace. "Il piano di sviluppo dei Balcani non deve essere solo un piano per la Serbia ma deve coinvolgere tutti i Balcani, l’Albania e le terre che stanno al di là del mare come queste regioni italiane. Noi abbiamo in mano la chiave perché questo sviluppo non avvenga solo da sud a nord, verso l’Austria e la Germania. Sotto il tetto dell’Europa, ognuno può vivere nel suo appartamento".

Infine, conclude: "La pace e il lavoro è ciò che andiamo a definire la prossima domenica. L’Europa è qualcosa di molto più grande della costruzione degli Stati Uniti e qualcosa di molto più complicato. Ma le prossime elezioni sono anche amministrative, cioè devono eleggere persone capaci di parlare con l’Europa. Si sente il bisogno di un rinnovamento della classe dirigente locale, sostituita da parsone capaci di costruire qualcosa di nuovo. Quello del 13 è un voto grande per l’Europa e un voto grande per eleggere qualcuno che sia capace di parlare con l’Europa".

Antonio Di Pietro doveva parlare dopo il professore ma all'ultimo momento la scaletta e' stata ribaltata e il moderatore Giovanni Procacci, anche lui candidato alle Europee nella circoscrizione Sud, lo introduce all'inizio della giornata. Il motivo lo spiega in apertura lo stesso Tonino:

"Che devo fare ? Prima tenevo diciassette comizi al giorno, da domani ne terro' ventidue al giorno; stasera, dopo questo, ne devo tenere ancora cinque. L'altro giorno a Torregrande ho fatto due comizi nella stessa piazza, uno di qui e uno di la tanta era la gente che c'era.

Io non sono mica come quelle persone incipriate che vanno in tivù a esercitare la loro dittatura dell'informazione. Vado in giro a fare conoscere il simbolo dell'asinello perche' siamo oscurati dalla tivù e dai giornali. Noi non abbiamo giornali e tivù ma ricordo che c'era anche uno con la fionda che sconfisse un altro molto più forte di lui".