Ultima modifica:
20/07/07 - 19:32

Gli Argomenti: il Federalismo
Le letture
Alcuni brani noti che hanno fatto la storia del federalismo
e che continuano a far ragionare
Dividere la grande repubblica
If men were angels
Seminare nell'arena
Il pensiero di Russell
 Differenze ed uniformità
 
 

Dividere la grande repubblica
di Thomas Jefferson, lettera del 2 febbraio 1816 a J.C. Cabell

"Il mezzo per avere un governo buono e fidato non sta  nell'affidare ad un unico organo tutto il potere ma nel  dividerlo tra molti, distribuendo a ciascuno esattamente le funzioni che e' in grado di assolvere. Che al governo nazionale siano affidate la difesa della nazione e le relazioni estere e federali; ai governi degli Stati le leggi, i diritti  politici e civili, la polizia e l'amministrazione di quanto  concerne lo Stato nel suo complesso; alle contee le materie di  interesse locale al livello della contea ed a ciascuna comunita'  minore gli affari che la interessano direttamente. E' dividendo e suddividendo la grande repubblica nazionale in queste  repubbliche minori da un estremo all'altro della gerarchia, finche' si giunga all'amministrazione da parte di ciascun  individuo della propria fattoria ; attribuendo ad ognuno la  direzione di cio' che il suo occhio riesce a sorvegliare  direttamente, che tutto verra' realizzato per il meglio.   Che cosa e' stato a distruggere la liberta' ed i diritti dell'uomo in ogni forma di governo esistita sotto il sole? L'estendere ed i concentrare tutti i poteri e tutte le attribuzioni in un solo corpo, non importa che si tratti degli autocrati di Russia o di Francia o dei patrizi del senato veneziano. Ed io sono convinto che se l'Onnipotente non ha decretato che l'uomo non debba mai essere libero (e sarebbe bestemmia il crederlo), si scoprira' che il segreto consiste nel farsi egli stesso  depositario dei poteri che si riferiscono a lui, nella misura in cui e' capace di esercitarli, e nel delegare soltanto quelli  che sono al di la' delle sue capacita', mediante un processo  sintetico, a gradi sempre piu' elevati di funzionari, in modo da conferire sempre meno poteri mano a mano che i delegati  rappresentano sempre piu' una oligarchia. Le repubbliche  elementari rappresentate dalle comunita' dalle contee, dagli Stati e dall'Unione federale formerebbero una gradazione di  autorita' ciascuna fondata sulla legge, investita ciascuna della sua sfera di poteri delegati, e costituenti per davvero un sistema di freni e contrappesi per il governo.  [....]  Come Catone, ai suoi tempi concludeva ogni suo discorso con le parole <<Carthago delenda est>>, cosi' io concludo sempre con  l'esortazione <<dividete le contee in comunita'>>. Cominciate con l'istituirle per una sola funzione; dimostreranno ben presto  per quali altre esse sono lo strumento migliore. Dio vi benedica, e benedica tutti come i nostri governanti, e dia loro la saggezza, cosi' come sono certo che avranno la volonta', di fortificarci, contro la degenerazione di un unico governo e la concentrazione di  tutti i poteri nelle mani dell'uno, dei pochi, della gente per bene o dei molti."

If men were angels
To the People of the State of New York:

[...] If men were angels, no government would be necessary. 
If angels were to govern men, neither external nor internal controls on government would be necessary. In framing a government which is to be administered by men over men, the great difficulty lies in this: you must first enable the government to control the governed; and in the next place oblige it to control itself. A dependence on the people is, no doubt, the primary control on the government; but experience has taught mankind the necessity of auxiliary precautions. [...] 
In the compound republic of  America, the power surrendered by the people is first divided between  two distinct governments, and then the portion allotted to each subdivided among distinct and separate departments. Hence a double security arises to the rights of the people. The different governments will control each other, at the same time that each will be controlled by itself. Second. It is of great importance in a republic not only to guard the society against the oppression of its rulers, but to guard one part of the society against the injustice of the other part. Different interests necessarily exist in different classes of citizens. If a majority be united by a common interest, the rights of the minority will be insecure. There are but two methods of providing against this evil: the one by creating a will in the community independent of the majority that is, of the society itself; the other, by comprehending in the society so many separate descriptions of citizens as will render an unjust combination of a majority of the whole very improbable, if not impracticable. The first method prevails in all governments possessing an hereditary or self-appointed authority. This, at best, is but a precarious security; because a power independent of the society may as well espouse the unjust views of the major, as the rightful interests of the minor party, and may possibly be turned against both parties. The second method will be exemplified in the federal republic of the United States. 
Da: 
FEDERALIST No. 51  To the People of the State of New York: 
The Structure of the Government Must Furnish the Proper 
Checks and Balances Between the Different Departments
From the New York Packet. 
Friday, February 8, 1788. 
HAMILTON OR MADISON 

Testo completo del "The Federalist" su: 
http://www.mcs.net/~knautzr/fed/fedindex.htm
 

Seminare nell'arena, di Carlo Cattaneo

"Le nostre città sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga e popolosa provincia; vi fanno capo tutte le strade, vi fanno capo i mercati del contado, sono come il cuore del sistema delle vene; sono termini a cui si dirigono i consumi, e da cui si  diramano le industrie ed i capitali; sono un punto d'intersezione o piuttosto un centro di gravità, che non si può far cadere su di  un altro punto preso ad arbitrio.  Gli uomini vi si congregano per diversi interessi, perché vi  trovano i tribunali, le intendenze, le commissioni di leva, gli archivi, i libri delle ipoteche, le amministrazioni; il punto medio dei loro poderi, la sede dei loro palazzi, il luogo delle loro consuetudini, e della loro influenza e considerazione, il convegno delle parentele, la situazione più opportuna al collocamento delle figlie, ed agli  studi ed impieghi della gioventù. Insomma sono un centro d'azione di una intera popolazione di duecento  o trecentomila abitanti. [...] Questa condizione delle nostre città è l'opera di secoli e di  remotissimi avvenimenti, e le sue cause più antiche d'ogni memoria. Il dialetto segna l'opera indelebile di quei primitivi consorzi, e col dialetto varia, di provincia in provincia, non solo l'indole e l'umore, ma la cultura, la capacità, l'industria, e l'ordine  intero delle ricchezze. Questo fa si che gli uomini non si possono facilmente disgregare da quei loro centri naturali. 
Chi in Italia prescinde da questo amore delle patrie singolari, seminerà sempre nell'arena" In "Per le Autonomie Locali", di Carlo Cattaneo.
 

Da "Autorita' e Individuo", di Bertrand Russell
[Le note tra parentesi quadre, sono della redazione]

[...] L'uniformita', che e' un risultato naturale del controllo
dello stato, e' desiderabile in certe cose e indesiderabile in altre.
A Firenze, nell'epoca anteriore a Mussolini, il traffico stradale 
doveva tenere una mano in citta' e la mano opposta in campagna, subito fuori dalla citta'. Questa specie di diversita' era certo dannosa ma vi furono molte cose nelle quali il fascismo soppresse una specie <<desiderabile>> di diversita'. 

Nelle questioni opinabili e' cosa buona che vi sia una vigorosa discussione tra diverse scuole di pensiero. [....] 
Dove prevale l'iniziativa privata, o dove si hanno molti stati piccoli, come nell'Italia del Rinascimento o nella Germania del secolo
decimottavo, queste condizioni [concorrenza mentale, ndr] vengono in
qualche modo raggiunte per il fatto della rivalita' [concorrenza] che
si crea tra i diversi possibili sostenutori degli ingegni. [...]
In un mondo altamente organizzato, l'iniziativa personale collegata
con un gruppo deve essere limitata a pochi, a meno che il gruppo non 
sia piccolo. Se fate parte di un comitato, potete ragionevolmente 
sperare di influenzarne le decisioni. Nella politica nazionale, dove
non siete che uno su circa venti milioni di votanti [il testo si
riferisce all'Inghilterra del '47] la vostra influenza e' infinitesima
a meno che non siate una persona eccezionale o non occupiate una
posizione preminente. [...] Percio' siete molto piu' consapevole di
essere governato che non di governare. Nei vostri pensieri, il
governo diventa un <<loro>>, lontano ed in gran parte malevolo,
e non un gruppo di persone, che voi stesso d'accordo con altri che
condividono le vostre opinioni, avete deciso di scegliere perche' 
traducesse in atto i vostri desideri. Il vostro sentimento personale
nelle questioni politiche, in queste circostanze, non e' quello
che s'intendeva venisse portato dalla democrazia, ma assomiglia 
molto piu' da vicino a quello che sarebbe sotto una dittatura.
Il senso delle avventure coraggiose e della capacita' di determinare
risultati dei quali si senta l'importanza, puo' venire ripristinato
soltanto il potere puo' essere delegato a piccoli gruppi, in cui
l'individuo non sia soverchiato dal semplice numero. 

Una misura considerevole di controllo centrale e' indispensabile [...]
ma in tutta quella misura che sia compatibile con questo requisito,
dovrebbe esserci una devoluzione dei poteri dello stato a varie 
specie di organismi: geografici, industriali, culturali, a seconda delle loro funzioni. I poteri di questi organismi dovrebbero essere sufficienti a renderli interessanti per chi ne fa parte, e a far si' che le persone di maggiore energia trovino qualche soddisfazione nell'influenzarli. Perche' possano assolvere al loro  compito, essi avrebbero bisogno di una misura notevole di autonomia finanziaria.
Nulla e' cosi' scoraggiante e mortificante per l'iniziativa,
come il vedere che un progetto intelligentemente preparato
subisce il veto di un'autorita' centrale che non sa quasi
nulla della questione e che non sente il valore dei fini 
che il progetto si propone di raggiungere. Eppure questo e'
cio' che accade in Gran Bretagna, sotto il nostro sistema di
controllo accentrato. Occorre qualcosa di piu' elastico e
di meno rigido, se non si vuole che gli ingegni migliori 
vengano paralizzati. E un tratto essenziale di qualunque
sistema sano dovra' essere questo, che, in esso, la maggior
somma possibile di potere dovrebbe andare a coloro che 
veramente si interessano al lavoro che deve essere fatto. 

Il problema di delimitare i poteri dei vari enti, s'intende,
presentera' molte difficolta'. Il principio generale dovrebbe
essere quello di lasciare agli enti minori tutte le funzioni che 
non impediscano agli enti maggiori di assolvere al compito loro [*1].
Limitandoci, per il momento, agli enti geografici, dovrebbe 
esserci una gerarchia dal governo mondiale fino ai consigli
amministrativi delle parrochie. 

La funzione del governo mondiale e' quella di impedire la guerra,
ed esso dovrebbe avere solo i poteri necessari a questo fine. 
Questo implica un monopolio della forza armata, il potere di
sanzionare e rivedere i trattati e il diritto di emettere decisioni
nelle dispute fra gli stati. Ma il governo mondiale non dovrebbe
immischiarsi negli affari interni degli stati componenti, se non 
per tanto che sia necessario a garantire il rispetto dei trattati.

In modo analogo, il governo nazionale dovrebbe lasciare il 
massimo di autorita' possibile ai consigli provinciali, e questi,
a loro volta, a quelli dei circondari e delle parrocchie (comuni).
Per certi riguardi, e' da prevedere una perdita di efficienza
entro limiti di tempo piuttosto brevi, ma, se si dara' una
importanza sufficiente alle funzioni dei corpi subordinati, gli 
uomini di maggiore capacita' troveranno una soddisfazione 
nell'appartenervi e, ben presto, quella temporanea perdita di
efficienza verra'ampiamente compensata.

Attualmente il governo locale viene generalmente considerato
come una piccola mania, o occupazione dei benestanti e dei 
pensionati, dato che, di regola, solo queste persone hanno 
sufficiente tempo libero per dedicarvisi. Poiche' non sono in
grado di parteciparvi, ben pochi sono i giovani capaci, di ambo
i sessi, che prendono interesse alle faccende della loro comunita'
locale. Se si vuol rimediare a questo male, quella del governo
locale deve diventare una carriera stipendiata, per le stesse 
ragioni che hanno condotto alla retribuzione dei parlamentari. 



Nota redazionale.
[*1] Questo principio e' differente dal principio di sussidiarieta'.
Quest'ultimo lascia un compito ad un ente quando esso puo' gestirlo
in proprio in modo adeguato. L'ordine in cui si procede parte dal
basso e chi decide se un servizio e' adeguato e' la cittadinanza 
del territorio governato da quell'ente (cittadinanza che paga anche
i costi del servizio e puo' valutare se il costo e' confacente alla
prestazione). Russell introduce invece un concetto nuovo, e cioe'
di affidare in basso tutti quei compiti che possono essere tolti 
agli enti superiori senza che questi ultimi perdano di efficacia 
e/o efficienza. Russell, a parte la competenza "difesa" alla 
confederazione mondiale, non disegna compiti precisi per stati,
province, distretti e comuni (fa bene, sono decisioni interne)
ma almeno stabilisce una sorta di principio per cui la redistribuzione dei compiti non deve impedire ad ogni ente di funzionare.
 
Differenze ed uniformità
Da "Autorita' e Individuo", di Bertrand Russell

[...] Le differenze fra le varie nazioni, finche' non conducono ad 
ostilita', non sono affatto da deplorare. Il vivere per un certo
tempo in un paese straniero ci rende consapevoli di meriti di cui
il nostro paese scarseggia, e questo e' vero quale sia il paese 
nostro. 
Altrettanto si deve dire delle differenze fra le varie regioni
di un stesso paese, e dei tipi diversi prodotti dalle diverse
professioni. L'uniformita' dei caratteri e l'uniformita' delle
culture sono cose da deplorare. [*1] 
L'evoluzione biologica e' dipesa da differenze innate tra individui 
o tribu', e l'evoluzione culturale dipende da differenze acquisite. 
Quando queste scompaiono, non si trova piu' alcun materiale da cui 
scegliere. Nel mondo moderno, c'e' un reale pericolo di una somiglianza  eccessiva tra tra regione e regione sotto l'aspetto culturale. 
Una delle migliori maniere per ridurre al minimo questo male 
consiste nell'accrescere l'autonomia dei diversi gruppi. 
[....]
Parlando in generale, abbiamo distinto due compiti principali delle
attivita' sociali: da un lato la sicurezza e la giustizia [*2] 
esigono un controllo governativo centralizzato, che deve estendersi 
fino alla creazione di un governo mondiale, che, vogliamo sia 
efficiente. Il progresso, al contrario, esige che l'iniziativa 
personale abbia le maggiori possibilita' e liberta' compatibili con 
l'ordine sociale. Il metodo con cui si possono ottenere, nella 
maggior misura possibile, questi due fini e' quello della "devoluzione".
Il governo mondiale deve lasciar liberi i governi nazionali in tutte 
quelle cose che non hanno a che vedere con la prevenzione della guerra;
i governi nazionali, a loro volta, debbono lasciare il massimo 
possibile di iniziativa e di liberta' alle autorita' locali. [....]
Uno dei vantaggi che si potranno ottenere dal decentramento e' che
esso fornisce nuove occasioni di speranza e di attivita' individuali,
che incarnano in se' la speranza. Se tutti i nostri pensieri politici
si fissano su vasti problemi e sui pericoli di una catastrofe 
mondiale, e' facile essere portati alla disperazione. La paura della
guerra, la paura delle rivoluzioni, la paura della reazione, a seconda
del vostro temperamento e del vostro orientamento di partito, potranno diventare per voi un'ossessione. A meno che non apparteniate ad un certo  numero molto ristretto di individui potenti, con ogni probabilita' sentirete di non poter fare gran cosa per cio' che si riferisce a questi grandi problemi. 
Ma in rapporto a problemi minori, quelli della vostra citta' o del vostro sindacato, o della sezione locale del vostro partito politico, per esempio, potete sperare di avere un'influenza efficace. 
Questo suscitera' in voi uno spirito di ottimismo. [...] Il successo, 
per la maggior parte delle persone, significa frazionare i nostri 
problemi, ed essere liberi di concentrarsi su quelli che non sono
troppo disperatamente grandi per noi [*3]. 



Note redazionali:
[*1] A questo proposito ricordo che compito del federalismo
e' il "rispetto e mantenimento delle diversita' regionali" nonche' "combinare l'unita' all'esterno con la molteplicita'  all'interno". 
Così appare ad esempio nella carta fondamentale tedesca. 
[*2] Per "giustizia", Russell intende soprattutto quella sociale ed
economica, non tanto quella giuridica. 
[*3] La situazione che Russell dipinge ora come "devolution" ora
come "decentramento", e' perfettamente identica alla situazione 
federalista, forse con l'unica variante che Russell immagina la 
concorrenza solo nella sfera culturale, intellettiva e politica, non 
in quella economica mentre il federalismo prevede e contempla
la concorrenza economica e fiscale tra i diversi modelli locali
che i "gruppi" di individui decidono di sperimentare.