Dividere
la grande repubblica
di Thomas Jefferson, lettera del 2 febbraio 1816 a J.C. Cabell
"Il mezzo
per avere un governo buono e fidato non sta nell'affidare
ad un unico organo tutto il potere ma nel dividerlo tra
molti, distribuendo a ciascuno esattamente le funzioni che e'
in grado di assolvere. Che al governo nazionale siano affidate
la difesa della nazione e le relazioni estere e federali; ai
governi degli Stati le leggi, i diritti politici e civili,
la polizia e l'amministrazione di quanto concerne lo Stato
nel suo complesso; alle contee le materie di interesse
locale al livello della contea ed a ciascuna comunita'
minore gli affari che la interessano direttamente. E' dividendo
e suddividendo la grande repubblica nazionale in queste
repubbliche minori da un estremo all'altro della gerarchia,
finche' si giunga all'amministrazione da parte di ciascun
individuo della propria fattoria ; attribuendo ad ognuno la
direzione di cio' che il suo occhio riesce a sorvegliare
direttamente, che tutto verra' realizzato per il meglio.
Che cosa e' stato a distruggere la liberta' ed i diritti dell'uomo
in ogni forma di governo esistita sotto il sole? L'estendere
ed i concentrare tutti i poteri e tutte le attribuzioni in un
solo corpo, non importa che si tratti degli autocrati di Russia
o di Francia o dei patrizi del senato veneziano. Ed io sono
convinto che se l'Onnipotente non ha decretato che l'uomo non
debba mai essere libero (e sarebbe bestemmia il crederlo), si
scoprira' che il segreto consiste nel farsi egli stesso
depositario dei poteri che si riferiscono a lui, nella misura
in cui e' capace di esercitarli, e nel delegare soltanto quelli
che sono al di la' delle sue capacita', mediante un processo
sintetico, a gradi sempre piu' elevati di funzionari, in modo
da conferire sempre meno poteri mano a mano che i delegati
rappresentano sempre piu' una oligarchia. Le repubbliche
elementari rappresentate dalle comunita' dalle contee, dagli
Stati e dall'Unione federale formerebbero una gradazione di
autorita' ciascuna fondata sulla legge, investita ciascuna della
sua sfera di poteri delegati, e costituenti per davvero un sistema
di freni e contrappesi per il governo. [....] Come
Catone, ai suoi tempi concludeva ogni suo discorso con le parole
<<Carthago delenda est>>, cosi' io concludo sempre con
l'esortazione <<dividete le contee in comunita'>>. Cominciate
con l'istituirle per una sola funzione; dimostreranno ben presto
per quali altre esse sono lo strumento migliore. Dio vi benedica,
e benedica tutti come i nostri governanti, e dia loro la saggezza,
cosi' come sono certo che avranno la volonta', di fortificarci,
contro la degenerazione di un unico governo e la concentrazione
di tutti i poteri nelle mani dell'uno, dei pochi, della
gente per bene o dei molti."
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If men
were angels
To the People of the
State of New York:
[...] If men were
angels, no government would be necessary.
If angels were to govern
men, neither external nor internal controls on government would
be necessary. In framing a government which is to be administered
by men over men, the great difficulty lies in this: you must
first enable the government to control the governed; and in
the next place oblige it to control itself. A dependence on
the people is, no doubt, the primary control on the government;
but experience has taught mankind the necessity of auxiliary
precautions. [...]
In the compound republic
of America, the power surrendered by the people is first
divided between two distinct governments, and then the
portion allotted to each subdivided among distinct and separate
departments. Hence a double security arises to the rights of
the people. The different governments will control each other,
at the same time that each will be controlled by itself. Second.
It is of great importance in a republic not only to guard the
society against the oppression of its rulers, but to guard one
part of the society against the injustice of the other part.
Different interests necessarily exist in different classes of
citizens. If a majority be united by a common interest, the
rights of the minority will be insecure. There are but two methods
of providing against this evil: the one by creating a will in
the community independent of the majority that is, of the society
itself; the other, by comprehending in the society so many separate
descriptions of citizens as will render an unjust combination
of a majority of the whole very improbable, if not impracticable.
The first method prevails in all governments possessing an hereditary
or self-appointed authority. This, at best, is but a precarious
security; because a power independent of the society may as
well espouse the unjust views of the major, as the rightful
interests of the minor party, and may possibly be turned against
both parties. The second method will be exemplified in the federal
republic of the United States.
Da:
FEDERALIST No. 51
To the People of the State of New York:
The Structure of the
Government Must Furnish the Proper
Checks and Balances
Between the Different Departments
From the New York Packet.
Friday, February 8,
1788.
HAMILTON OR MADISON
Testo completo del
"The Federalist" su:
http://www.mcs.net/~knautzr/fed/fedindex.htm
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| Seminare
nell'arena, di Carlo Cattaneo
"Le nostre città
sono il centro antico di tutte le comunicazioni di una larga
e popolosa provincia; vi fanno capo tutte le strade, vi fanno
capo i mercati del contado, sono come il cuore del sistema delle
vene; sono termini a cui si dirigono i consumi, e da cui si
diramano le industrie ed i capitali; sono un punto d'intersezione
o piuttosto un centro di gravità, che non si può
far cadere su di un altro punto preso ad arbitrio.
Gli uomini vi si congregano per diversi interessi, perché
vi trovano i tribunali, le intendenze, le commissioni
di leva, gli archivi, i libri delle ipoteche, le amministrazioni;
il punto medio dei loro poderi, la sede dei loro palazzi, il
luogo delle loro consuetudini, e della loro influenza e considerazione,
il convegno delle parentele, la situazione più opportuna
al collocamento delle figlie, ed agli studi ed impieghi
della gioventù. Insomma sono un centro d'azione di una
intera popolazione di duecento o trecentomila abitanti.
[...] Questa condizione delle nostre città è l'opera
di secoli e di remotissimi avvenimenti, e le sue cause
più antiche d'ogni memoria. Il dialetto segna l'opera
indelebile di quei primitivi consorzi, e col dialetto varia,
di provincia in provincia, non solo l'indole e l'umore, ma la
cultura, la capacità, l'industria, e l'ordine intero
delle ricchezze. Questo fa si che gli uomini non si possono
facilmente disgregare da quei loro centri naturali.
Chi in Italia prescinde
da questo amore delle patrie singolari, seminerà sempre
nell'arena" In "Per le Autonomie Locali", di Carlo Cattaneo.
|
Da
"Autorita' e Individuo", di Bertrand Russell
[Le note tra parentesi
quadre, sono della redazione]
[...] L'uniformita',
che e' un risultato naturale del controllo
dello stato, e' desiderabile
in certe cose e indesiderabile in altre.
A Firenze, nell'epoca
anteriore a Mussolini, il traffico stradale
doveva tenere una mano
in citta' e la mano opposta in campagna, subito fuori dalla
citta'. Questa specie di diversita' era certo dannosa ma vi
furono molte cose nelle quali il fascismo soppresse una specie
<<desiderabile>> di diversita'.
Nelle questioni opinabili
e' cosa buona che vi sia una vigorosa discussione tra diverse
scuole di pensiero. [....]
Dove prevale l'iniziativa
privata, o dove si hanno molti stati piccoli, come nell'Italia
del Rinascimento o nella Germania del secolo
decimottavo, queste
condizioni [concorrenza mentale, ndr] vengono in
qualche modo raggiunte
per il fatto della rivalita' [concorrenza] che
si crea tra i diversi
possibili sostenutori degli ingegni. [...]
In un mondo altamente
organizzato, l'iniziativa personale collegata
con un gruppo deve
essere limitata a pochi, a meno che il gruppo non
sia piccolo. Se fate
parte di un comitato, potete ragionevolmente
sperare di influenzarne
le decisioni. Nella politica nazionale, dove
non siete che uno su
circa venti milioni di votanti [il testo si
riferisce all'Inghilterra
del '47] la vostra influenza e' infinitesima
a meno che non siate
una persona eccezionale o non occupiate una
posizione preminente.
[...] Percio' siete molto piu' consapevole di
essere governato che
non di governare. Nei vostri pensieri, il
governo diventa un
<<loro>>, lontano ed in gran parte malevolo,
e non un gruppo di
persone, che voi stesso d'accordo con altri che
condividono le vostre
opinioni, avete deciso di scegliere perche'
traducesse in atto
i vostri desideri. Il vostro sentimento personale
nelle questioni politiche,
in queste circostanze, non e' quello
che s'intendeva venisse
portato dalla democrazia, ma assomiglia
molto piu' da vicino
a quello che sarebbe sotto una dittatura.
Il senso delle avventure
coraggiose e della capacita' di determinare
risultati dei quali
si senta l'importanza, puo' venire ripristinato
soltanto il potere
puo' essere delegato a piccoli gruppi, in cui
l'individuo non sia
soverchiato dal semplice numero.
Una misura considerevole
di controllo centrale e' indispensabile [...]
ma in tutta quella
misura che sia compatibile con questo requisito,
dovrebbe esserci una
devoluzione dei poteri dello stato a varie
specie di organismi:
geografici, industriali, culturali, a seconda delle loro funzioni.
I poteri di questi organismi dovrebbero essere sufficienti a
renderli interessanti per chi ne fa parte, e a far si' che le
persone di maggiore energia trovino qualche soddisfazione nell'influenzarli.
Perche' possano assolvere al loro compito, essi avrebbero
bisogno di una misura notevole di autonomia finanziaria.
Nulla e' cosi' scoraggiante
e mortificante per l'iniziativa,
come il vedere che
un progetto intelligentemente preparato
subisce il veto di
un'autorita' centrale che non sa quasi
nulla della questione
e che non sente il valore dei fini
che il progetto si
propone di raggiungere. Eppure questo e'
cio' che accade in
Gran Bretagna, sotto il nostro sistema di
controllo accentrato.
Occorre qualcosa di piu' elastico e
di meno rigido, se
non si vuole che gli ingegni migliori
vengano paralizzati.
E un tratto essenziale di qualunque
sistema sano dovra'
essere questo, che, in esso, la maggior
somma possibile di
potere dovrebbe andare a coloro che
veramente si interessano
al lavoro che deve essere fatto.
Il problema di delimitare
i poteri dei vari enti, s'intende,
presentera' molte difficolta'.
Il principio generale dovrebbe
essere quello di lasciare
agli enti minori tutte le funzioni che
non impediscano agli
enti maggiori di assolvere al compito loro [*1].
Limitandoci, per il
momento, agli enti geografici, dovrebbe
esserci una gerarchia
dal governo mondiale fino ai consigli
amministrativi delle
parrochie.
La funzione del governo
mondiale e' quella di impedire la guerra,
ed esso dovrebbe avere
solo i poteri necessari a questo fine.
Questo implica un monopolio
della forza armata, il potere di
sanzionare e rivedere
i trattati e il diritto di emettere decisioni
nelle dispute fra gli
stati. Ma il governo mondiale non dovrebbe
immischiarsi negli
affari interni degli stati componenti, se non
per tanto che sia necessario
a garantire il rispetto dei trattati.
In modo analogo, il
governo nazionale dovrebbe lasciare il
massimo di autorita'
possibile ai consigli provinciali, e questi,
a loro volta, a quelli
dei circondari e delle parrocchie (comuni).
Per certi riguardi,
e' da prevedere una perdita di efficienza
entro limiti di tempo
piuttosto brevi, ma, se si dara' una
importanza sufficiente
alle funzioni dei corpi subordinati, gli
uomini di maggiore
capacita' troveranno una soddisfazione
nell'appartenervi e,
ben presto, quella temporanea perdita di
efficienza verra'ampiamente
compensata.
Attualmente il governo
locale viene generalmente considerato
come una piccola mania,
o occupazione dei benestanti e dei
pensionati, dato che,
di regola, solo queste persone hanno
sufficiente tempo libero
per dedicarvisi. Poiche' non sono in
grado di parteciparvi,
ben pochi sono i giovani capaci, di ambo
i sessi, che prendono
interesse alle faccende della loro comunita'
locale. Se si vuol
rimediare a questo male, quella del governo
locale deve diventare
una carriera stipendiata, per le stesse
ragioni che hanno condotto
alla retribuzione dei parlamentari.
Nota redazionale.
[*1] Questo principio
e' differente dal principio di sussidiarieta'.
Quest'ultimo lascia un
compito ad un ente quando esso puo' gestirlo
in proprio in modo adeguato.
L'ordine in cui si procede parte dal
basso e chi decide se
un servizio e' adeguato e' la cittadinanza
del territorio governato
da quell'ente (cittadinanza che paga anche
i costi del servizio
e puo' valutare se il costo e' confacente alla
prestazione). Russell
introduce invece un concetto nuovo, e cioe'
di affidare in basso
tutti quei compiti che possono essere tolti
agli enti superiori senza
che questi ultimi perdano di efficacia
e/o efficienza. Russell,
a parte la competenza "difesa" alla
confederazione mondiale,
non disegna compiti precisi per stati,
province, distretti e
comuni (fa bene, sono decisioni interne)
ma almeno stabilisce
una sorta di principio per cui la redistribuzione dei compiti
non deve impedire ad ogni ente di funzionare.
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Differenze
ed uniformità
Da "Autorita' e Individuo",
di Bertrand Russell
[...] Le differenze
fra le varie nazioni, finche' non conducono ad
ostilita', non sono
affatto da deplorare. Il vivere per un certo
tempo in un paese straniero
ci rende consapevoli di meriti di cui
il nostro paese scarseggia,
e questo e' vero quale sia il paese
nostro.
Altrettanto si deve
dire delle differenze fra le varie regioni
di un stesso paese,
e dei tipi diversi prodotti dalle diverse
professioni. L'uniformita'
dei caratteri e l'uniformita' delle
culture sono cose da
deplorare. [*1]
L'evoluzione biologica
e' dipesa da differenze innate tra individui
o tribu', e l'evoluzione
culturale dipende da differenze acquisite.
Quando queste scompaiono,
non si trova piu' alcun materiale da cui
scegliere. Nel mondo
moderno, c'e' un reale pericolo di una somiglianza eccessiva
tra tra regione e regione sotto l'aspetto culturale.
Una delle migliori
maniere per ridurre al minimo questo male
consiste nell'accrescere
l'autonomia dei diversi gruppi.
[....]
Parlando in generale,
abbiamo distinto due compiti principali delle
attivita' sociali:
da un lato la sicurezza e la giustizia [*2]
esigono un controllo
governativo centralizzato, che deve estendersi
fino alla creazione
di un governo mondiale, che, vogliamo sia
efficiente. Il progresso,
al contrario, esige che l'iniziativa
personale abbia le
maggiori possibilita' e liberta' compatibili con
l'ordine sociale. Il
metodo con cui si possono ottenere, nella
maggior misura possibile,
questi due fini e' quello della "devoluzione".
Il governo mondiale
deve lasciar liberi i governi nazionali in tutte
quelle cose che non
hanno a che vedere con la prevenzione della guerra;
i governi nazionali,
a loro volta, debbono lasciare il massimo
possibile di iniziativa
e di liberta' alle autorita' locali. [....]
Uno dei vantaggi che
si potranno ottenere dal decentramento e' che
esso fornisce nuove
occasioni di speranza e di attivita' individuali,
che incarnano in se'
la speranza. Se tutti i nostri pensieri politici
si fissano su vasti
problemi e sui pericoli di una catastrofe
mondiale, e' facile
essere portati alla disperazione. La paura della
guerra, la paura delle
rivoluzioni, la paura della reazione, a seconda
del vostro temperamento
e del vostro orientamento di partito, potranno diventare per
voi un'ossessione. A meno che non apparteniate ad un certo
numero molto ristretto di individui potenti, con ogni probabilita'
sentirete di non poter fare gran cosa per cio' che si riferisce
a questi grandi problemi.
Ma in rapporto a problemi
minori, quelli della vostra citta' o del vostro sindacato, o
della sezione locale del vostro partito politico, per esempio,
potete sperare di avere un'influenza efficace.
Questo suscitera' in
voi uno spirito di ottimismo. [...] Il successo,
per la maggior parte
delle persone, significa frazionare i nostri
problemi, ed essere
liberi di concentrarsi su quelli che non sono
troppo disperatamente
grandi per noi [*3].
Note redazionali:
[*1] A questo proposito
ricordo che compito del federalismo
e' il "rispetto e mantenimento
delle diversita' regionali" nonche' "combinare l'unita' all'esterno
con la molteplicita' all'interno".
Così appare ad
esempio nella carta fondamentale tedesca.
[*2] Per "giustizia",
Russell intende soprattutto quella sociale ed
economica, non tanto
quella giuridica.
[*3] La situazione che
Russell dipinge ora come "devolution" ora
come "decentramento",
e' perfettamente identica alla situazione
federalista, forse con
l'unica variante che Russell immagina la
concorrenza solo nella
sfera culturale, intellettiva e politica, non
in quella economica mentre
il federalismo prevede e contempla
la concorrenza economica
e fiscale tra i diversi modelli locali
che i "gruppi" di individui
decidono di sperimentare.
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